I Funghi

Si stima che sull'Altopiano silano siano presenti più di 3.000 specie di funghi senza tenere conto di quelle microscopiche. Il clima temperato delle stagioni estiva ed autunnale, la presenza dei laghi che creano una certa umidità e gli immensi boschi di pino, faggio e castagno, favoriscono la crescita dei funghi tanto che, la Calabria, viene considerata come la prima regione italiana nella esportazione dei porcini. 
Ultimamente sono nate molte aziende di trasformazione, in genere a conduzione familiare, che commercializzano i porcini secchi e sott'olio e altre specie fungine come i rositi (Lactarius deliziosus). La domanda di funghi silani è, comunque, così alta che alcune aziende sono costrette ad importare funghi porcini da altri paesi del mondo come Sud Africa, Tunisia e Slovenia.
Veniamo, adesso, a descrivere le specie fungine più note e più diffuse in Sila citando tra virgolette la loro denominazione dialettale.
Il porcino è il fungo più ricercato in Sila. Viene consumato essiccato o sott'olio. E' presente sull' Altopiano nelle sue tre specie: Boletus edulis, Boletus aereus e Boletus pinophilus. Il Boletus aereus si trova principalmente nei boschi di castagno e di quercia e si presenta con un cappello di colore marrone ed una polpa profumata di colore bianco. Il Boletus pinophilus differisce dal precedente per il colore rosso granata del suo cappello. E' sicuramente il migliore delle tre specie di porcino e cresce nelle pinete e nelle faggete. 
Il Lactarius deliciosus, detto volgarmente "rosito" per il suo colore rosa-arancione, è uno dei funghi più noti e ricercati in Sila. Diffusissimo, cresce esclusivamente nei boschi di conifere. Classificato "buon commestibile" si può consumare fresco o conservato sott'olio. 
Il Suillus luteus chiamato "vavuso" per la "bava" viscida che ricopre la cuticola del suo cappello è della famiglia dei porcini anche se non raggiunge il livello qualitativo delle tre specie di Boletus già viste. Diffusissimo in Sila, si trova ovunque dopo le piogge autunnali. E' classificato "buon commestibile" anche se spesso non viene raccolto da chi cerca le specie più prelibate. Si consuma fresco o sott'olio dopo aver tolto la cuticola che dà il colore marrone scuro al cappello e la parte spugnosa sottostante.
Il fungo Macrolepiota procera è detto "mazza di tamburo" o "coculino" per la sua forma inizialmente ovoidale e poi cupoidale tanto da ricordare il copricapo di un prelato. E' ricercatissimo per il suo buon sapore specie se cotto alla griglia. Si trova nei prati silani dopo le prime abbondanti piogge autunnali. 
Il Calvatia utriformis, detto "piritu e' lupu", è un fungo mangereccio ma di solito non viene raccolto a causa del suo sapore particolare non da tutti apprezzato. Si presenta con una forma sferica di colore bianco simile ad una pallina di ping-pong.
Il Ramaria aurea, invece, malgrado sia classificato "commestibile con cautela" è molto ricercato in Sila. Viene chiamato in dialetto "civita" o "cierru e' gallu" per la sua forma che ricorda la cresta di un gallo. Cresce nelle faggete in ottobre e in novembre. 
Per finire ci occupiamo di due funghi velenosi. Il primo, l'Amanita phalloides, è certamente il fungo più pericoloso che si può incontrare sull'Altopiano. Cresce, di preferenza, nei querceti e nei castagneti e si presenta con un cappello di colore verde metallico e con le lamelle bianche. E' classificato come "mortale" e possono bastare solo 20 grammi di questo fungo a causare la morte di un adulto. 
Meno pericoloso del precedente ma pur sempre classificato "tossico", l'Amanita muscaria, detto ovulo malefico, è un fungo molto appariscente. Si presenta con un vistoso cappello colore rosso vivo con puntini bianchi. Cresce in tutti i tipi di bosco e a diverse altitudini. Contiene una sostanza tossica, la muscarina, che colpisce il sistema nervoso con una azione simile, ma meno letale, a quella di un killer per eccellenza: il gas nervino.

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