Gastronomia

A prima vista non pare ma, in Sila, esiste una grande industria di trasformazione e conservazione degli alimenti. Un' industria la cui origine si perde nella notte dei tempi e non risulta su alcun annuario economico perché non è un'entità commerciale ma coinvolge moltissime famiglie dei centri silani. Ogni anno vengono lavorate tonnellate di carne di maiale, funghi e prodotti agricoli come pomodori, uva, olive.
All'inizio le motivazioni, alla base di questo fenomeno, erano di carattere prettamente economico. Le provviste servivano ad affrontare il lungo e duro inverno silano utilizzando in modo ottimale i prodotti agricoli e di allevamento a disposizione. Queste tradizioni persistono tuttora perché si sente la necessità di avere a disposizione degli alimenti genuini i cui componenti siano controllati personalmente e che siano privi di additivi, conservanti ed altre sostanze chimiche sospette.
Negli ultimi decenni qualcosa è cambiato. Il grosso degli alimenti trasformati non vengono più prodotti in proprio ma acquistati sul mercato. I pomodori provengono in gran parte dalle piane del Marchesato e di Sibari. L'uva, per la preparazione del mosto, proviene dalla Sicilia e dalla Puglia.
E' chiaro che queste tecniche di trasformazione e conservazione, praticate da secoli da migliaia di persone, nel tempo si siano affinate raggiungendo alti livelli qualitativi che si riflettono nel gusto unico dei prodotti gastronomici tipici.
A questo punto non possiamo non citare i prodotti ottenuti lavorando e stagionando la carne di maiale. Si tratta dei gustosi "capicolli", dei prelibati prosciutti di montagna e delle rinomate "soppressate" ottenute con una particolare lavorazione tramandata da padre in figlio, impiegando parti selezionate del maiale e del suo intestino.
Non meno apprezzate sono le conserve sottolio e sottaceti che riguardano alimenti come i funghi, le olive, i peperoni ed altri prodotti ortofrutticoli.
Un tempo era molto diffusa in Sila la pratica di distillare le vinacce residue della vinificazione ottenendo una particolare grappa ad alta gradazione alcolica denominata "paisanella" o "spiritu". Con la "paisanella" si preparavano, per infusione, altri gradevoli liquori aggiungendo particolari frutti o erbe silane.
Per finire vorremmo spendere qualche parola sui tradizionali dolci silani. I dolci venivano e vengono tuttora preparati, soprattutto, in occasione delle festività. La "pitta 'mpigliata" è il più famoso dolce originario di San Giovanni in Fiore. Viene preparato, all'approssimarsi del Natale, avvolgendo in una spoglia di pasta, uva passa, noci e mandorle tritate. Il tutto viene aromatizzato con marsala, garofano, cannella e bucce di arancia essiccate. In altri comuni si preparano delle varianti non meno gradevoli denominate "pitte 'nchiuse".
I "moccellati" vengono preparati per la Pasqua. In genere hanno una forma circolare e spesso viene incastonato al loro interno un uovo, simbolo della Pasqua. Altri dolci tipici silani sono i "mastazzuoli" e i "turdilli".

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