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Il lupo è certamente l'emblema dell' Altopiano Silano, l'icona che rappresenta numerosi comuni, società sportive e associazioni silane. "Il Lupo della Sila" è anche il titolo di un fortunato film del 1949 con Amedeo Nazzari, Vittorio Gassman e Silvana Mangano. Il lupo (canis lupus), predatore per eccellenza, è insieme all'uomo all'apice della catena alimentare. Appartenente all'ordine dei carnivori e alla famiglia dei canidi, ha un peso che da adulto può arrivare, in caso di buona disponibilità alimentare, a 40 chilogrammi. Il suo mantello ha un colore variabile a seconda dell'età, delle stagioni e del suo habitat. In Sila, normalmente, assume un colore bruno-fulvo con sfumature scure, simile ad un cane pastore tedesco da cui differisce soprattutto per la forma cranica. Il lupo vive tra i 10 e i 15 anni in branchi regolati da rigide regole gerarchiche anche se non mancano casi di esemplari solitari. Vive, di norma, tra i boschi montani nutrendosi di piccoli animali ma attacca anche mammiferi più grandi come cervi e cinghiali. In periodi di penuria di prede è arrivato, a volte, ad attaccare anche le greggi attirandosi l'odio dei pastori che ne hanno fatto oggetto di una caccia spietata decimandone la popolazione fino a portarla sull'orlo dell'estinzione. Storicamente, il lupo, è stato visto come un animale famelico e nocivo e della sua aggressività e cattiveria sono piene anche le favole dei bambini. In un passato, neanche troppo lontano, chi riusciva ad uccidere un lupo ne portava la carcassa in giro ricevendo dalla popolazione piccoli premi e doni. A causa di questa persecuzione sistematica, negli anni 70, in Italia, rimasero un numero esiguo di esemplari localizzati quasi esclusivamente in Sila. La definitiva scomparsa è stata evitata grazie alle campagne condotte dalle organizzazioni ambientalistiche le cui raccomandazioni sono state recepite dalle autorità con norme che dichiarano il lupo come specie protetta vietandone la caccia e prevedendo pene severe per i trasgressori. Adesso, il lupo, è tornato stabilmente in molte zone dell'Appennino è l'aliquota più grande si trova in Sila, il luogo che gli ha permesso di sopravvivere all'estinzione definitiva.