Liborio Bloise: “L’elefante del Cecita tornerà in Sila”

Mario Morrone sulla Gazzetta del Sud, in seguito alla dichiarazione del commissario del Parco Nazionale della Sila Bloise, pubblica un articolo sul ritorno in Calabria dell’elefante antico rinvenuto nel 2017 nel lago Cecita in secca.

Elefante antico in Sila nel lago Cecita
Elefante antico silano: scenario ricostruito con l’AI

Nel 2017 sono emersi dal lago Cecita dei resti fossili di un elefante antico (Elephas antiquus). Una scoperta clamorosa riportata da numerosi mezzi di comunicazione locali e nazionali. Se ne occupò persino il National Geographic. Ma, passato il clamore iniziale, gli enti territoriali hanno finito col dimenticare i preziosi  reperti che si trovano attualmente presso l’Università del Molise.

A distanza di otto anni, qualcosa sembra muoversi. In un suo intervento, in occasione della manifestazione per l’apertura al pubblico del Casino Mollo, presso i Giganti del Fallistro, tenutasi martedì 15 luglio, il nuovo Commissario Straordinario del Parco Nazionale della Sila, Liborio Bloise, ha confessato di avere un sogno: riportare a casa i resti dell’elefante attualmente conservati presso l’Università del Molise. Ha aggiunto che questo è uno dei dossier di cui si è occupato per primo e di aver già avviato un’interlocuzione con la Regione Calabria.

Abbiamo chiesto a Luigi Spadafora, insegnante in pensione e titolare dell’autorevole sito Silaonline.it, di commentare le parole di Bloise:

«Positive. La manifestazione di una ferma volontà di riportare in Calabria i resti dell’elefante è sicuramente un fatto positivo. Tuttavia, ascoltando le parole del Commissario, si ha l’impressione che egli non sia a conoscenza che i reperti conservati in Molise rappresentano solo una parte: il resto dell’elefante antico si trova ancora nel sito del Cecità. In questo momento, giace sotto le acque del lago. Il lavoro dei ricercatori, infatti, non è stato completato. A un certo punto, hanno coperto l’area di scavo con un telo di polietilene, ricoprendolo poi con uno strato di sabbia, per proteggerla dalle intemperie e da  eventuali atti vandalici da parte di qualche irresponsabile.»

Poi, gli abbiamo domandato come avrebbe gestito la questione. La risposta: “Sarebbe opportuno finanziare uno scavo completo, dando l’incarico magari agli stessi ricercatori molisani che hanno dimostrato efficienza. Si potrebbe organizzare, col benestare della Soprintendenza, anche una ricognizione nell’area con un geologo locale che, seguendo lo strato geologico che ha restituito l’elefante, cerchi nuove  tracce e in particolare denti di altri pachidermi”.

Poi, ha precisato: “L’elefante è emerso da uno strato geologico poco profondo. Dubito che risalga a centinaia di migliaia di anni come è stato scritto su alcuni giornali. Penso che l’età dei reperti sia di qualche decina di migliaia di anni. Molto probabilmente inferiore ai 50 mila anni che costituiscono il limite di affidabilità di un’analisi al carbonio-14. Ebbene, credo che sarebbe interessante finanziare questo tipo di ricerca. D’altronde, Il costo di un’analisi di materiale organico al carbonio-14 è inferiore ai mille euro. Un granellino al confronto al confronto del bilancio di Regione Calabria e Parco Nazionale della Sila. E’ un’occasione che non andrebbe persa”.

Articolo Gazzetta del Sud sull'elefante silano
Articolo di Mario Morrone sull’elefante silano (Gazzetta del Sud 29/08/2025).

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