Gli animali estinti dell’altopiano silano

La Sila è uno dei territori più antichi d’Italia. Il massiccio silano ha un’origine ercinica, quindi un’età di oltre 300 milioni di anni. La Sila era emersa quando gran parte del territorio italiano era coperto dalle acque del Mediterraneo. Nella sua lunga storia ha visto innumerevoli eventi legati all’evoluzione delle specie animali e alla loro estinzione.

Il lupo, che tuttora è l’emblema dell’altopiano silano, in Sila non si è mai estinto. Una piccola aliquota di lupi è riuscita a sopravvivere quando, nell’intera Italia, la specie era scomparsa. Grazie a questi superstiti, il lupo è tornato a popolare tutto l’Appennino italiano quando sono state emanate le norme per la sua tutela.

Ci occuperemo di seguito delle tre specie estinte che riteniamo le più iconiche ed emblematiche.

La lince, una piccola tigre sulla Sila

La Lince in Sila sul Monte Nero
Famigliola di linci sul Monte Nero in Sila (ricostruzione AI).

La lince è un felino di medie proporzioni. Può superare il metro di lunghezza e i 30 chili di peso. È famosa per la coda corta e i caratteristici ciuffi di pelo sulle orecchie.

La lince era sicuramente presente sull’altopiano della Sila anche in tempi relativamente recenti. La specie di lince più probabile che popolava l’altopiano silano era quella pardina (Lynx pardinus), originaria della Spagna.

Nell’Archivio storico di Catanzaro abbiamo individuato un documento del 1867, nel fondo Prefettura. Riguarda il personale adibito a rilevare le linci nei boschi. Una conferma inequivocabile della presenza di questo felino in Sila e dell’interesse che suscitava già in tempi remoti.

Un’altra fonte storica è un manoscritto che si trova nell’Archivio della famiglia Barberio di San Giovanni in Fiore. Si tratta di un documento di poche pagine che descrive il grande comune silano e il suo territorio nei primi decenni dell’Ottocento. Il documento è anonimo, ma è attribuibile a un membro della famiglia Barberio. È stato pubblicato in un volumetto, a cura dell’amministrazione di San Giovanni in Fiore, diversi anni fa.

L’autore segnala la presenza di piccoli predatori, chiamati dai locali “gattopardi”, catturati di tanto in tanto con le tagliole o uccisi in campagna e nelle periferie del grosso centro silano mentre predavano i pollai.

Analizzando la pelliccia di un animale ucciso e le descrizioni dei testimoni, l’autore concluse che si trattava di “ginette”, riferendosi sicuramente alle genette.

Le genette sono un genere di carnivori della famiglia dei Viverridi, con un corpo che può raggiungere i 60 cm e una lunga coda che può superare il mezzo metro di lunghezza. Simili anch’esse a un gatto, hanno una pelliccia maculata. In Calabria, a quei tempi, spesso le linci venivano confuse con questi animali.

Una pelliccia di lince è esposta nel Museo della Biodiversità, nel Centro Visite del Parco Nazionale della Sila, in località Cupone.

Ma quando si è estinta la lince in Sila? Molto probabilmente nei primi decenni del ’900. Quando si iniziarono a costruire le dighe dei laghi silani, verso la fine degli anni Venti del secolo scorso, è probabile che fosse presente ancora qualche esemplare di lince. C’è chi giura di aver incontrato tracce della lince ancora oggi sul Pollino. Ma bisogna ricordare che sulle montagne calabresi è presente tuttora il gatto selvatico. Scambiare questi animali non è difficile.

L’orso nei toponimi delle mappe silane

L’orso è scomparso dalla Sila molto prima della lince, probabilmente da alcuni secoli. Le uniche tracce di questo predatore sul territorio silano restano alcuni toponimi tuttora presenti nelle mappe dell’Istituto Geografico Militare.

Ne citiamo due, uno nella Sila Grande e un altro nella Sila Piccola. Il primo è “Cava dell’Orso”, che si trova in località Fossiata. Il secondo è “Macchia dell’Orso” e si trova ai piedi del monte Gariglione, vicino alla caserma della Guardia Forestale.

Di seguito i link per trovare le posizioni esatte su Google Maps.

In Sila gli ultimi elefanti d’Europa

Elefante antico sulla sponda del lago Cecita
Elefante antico sulla sponda del paleolago Mucone (ricostruzione AI)

Nel 2017 emersero dal lago Cecita dei resti fossili di un elefante antico (Elephas antiquus). Una scoperta clamorosa, riportata dai mezzi di comunicazione locali e nazionali. Se ne occupò persino il National Geographic.

I preziosi reperti si trovano attualmente presso l’Università del Molise e rappresentano solo una parte dell’animale fossile. Il resto dell’elefante antico giace ancora sotto le acque del lago Cecita. Il lavoro dei ricercatori, infatti, non è stato completato.

A un certo punto hanno coperto l’area di scavo con un telo di polietilene, ricoprendolo poi con uno strato di sabbia, per proteggerla dalle intemperie e da eventuali atti vandalici da parte di qualche irresponsabile.

L’elefante è emerso da uno strato geologico poco profondo, relativamente recente. Dubitiamo che risalga a centinaia di migliaia di anni, come è stato scritto su alcuni giornali. Pensiamo che l’età del fossile risalga a qualche decina di migliaia di anni. Di fatto, gli elefanti antichi silani potrebbero essere tra gli ultimi che hanno popolato il continente europeo.

Nell’area del lago Cecita, centinaia di migliaia di anni fa, esisteva un lago arcaico prodotto da un immane movimento tettonico che sollevò il terreno, interrompendo il flusso delle acque del fiume Mucone.

Abbiamo tutti rappresentato l’elefante del Cecita sulla sponda di questo paleolago ma, pensandoci bene, molto probabilmente, ai tempi dell’elefante silano, questo lago si era già riempito di sedimenti, formando un’estesa prateria solcata dal Mucone.

Gli elefanti pascolavano in questa estesa piana lungo le rive del fiume.

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